(via communityfootball.it) Il panorama del calcio europeo ha segnato una svolta di portata storica in materia di sicurezza, ordine pubblico e diritti dei tifosi. In seguito alla conferenza sulla sicurezza organizzata l’1 e il 2 settembre a Madrid(2026 UEFA Safety and Security Conference), i principali attori del calcio continentale hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per dire basta all’uso indiscriminato e sistematico dei divieti di trasferta collettivi(link).
L’impegno recepisce formalmente la raccomandazione del Consiglio d’Europa (fondata sui principi della Convenzione di Saint-Denis, link) e fissa un principio fondamentale: la responsabilità deve essere individuale, non collettiva. In caso di disordini o comportamenti illeciti, le sanzioni e i provvedimenti restrittivi devono colpire unicamente i singoli responsabili, evitando di penalizzare intere tifoserie o intersettori di persone che viaggiano lealmente per sostenere la propria squadra. I divieti di massa vengono così confinati a una misura d’eccezione estrema, applicabile solo laddove prove oggettive dimostrino l’inefficacia di qualsiasi altra alternativa.
I punti rilevanti:
- Dare priorità alla responsabilità individuale
Le misure volte a prevenire la violenza, i disordini o altre forme di cattiva condotta devono interessare i singoli responsabili piuttosto che sui gruppi di tifosi nel loro complesso. Gli approcci che promuovono la responsabilità individuale contribuiscono all’equità, alla proporzionalità e a un equilibrio più efficace tra pubblica sicurezza e diritti dei tifosi, e devono essere supportati da una maggiore cooperazione internazionale tra autorità pubbliche, federazioni, club, leghe e altri organizzatori di competizioni.
- Limitare i divieti collettivi a circostanze eccezionali
I divieti collettivi non devono diventare una risposta di routine ai problemi di sicurezza. Devono essere presi in considerazione solo in circostanze eccezionali, laddove prove documentate chiare, oggettive e aggiornate dimostrino che misure non meno restrittive sono in grado di affrontare i gravi rischi per la sicurezza o l’ordine pubblico. La loro applicazione deve sempre rispettare i principi di necessità e proporzionalità.
- Integrare i portatori di interesse del calcio nei processi decisionali
Risultati ottimali per la di sicurezza si ottengono attraverso la condivisione di informazioni, il dialogo e la collaborazione. Una consultazione significativa tra autorità pubbliche, organizzatori, club e associazioni di tifosi deve essere parte integrante dei processi decisionali relativi alle potenziali restrizioni alla presenza del pubblico, soprattutto in caso di partite ad alto rischio.
- Comunicazione tempestiva e accesso efficace ai rimedi
Le decisioni sulla presenza dei tifosi devono essere comunicate in modo chiaro, il prima possibile e attraverso i canali appropriati, consentendo ai tifosi e ad altri soggetti interessati di organizzarsi in modo consapevole e, ove applicabile, di esercitare i propri diritti ai sensi del quadro giuridico di riferimento.
- Promuovere l’equità e la trasparenza
Le decisioni di imporre squalifiche collettive devono basarsi su processi equi e trasparenti, fondati su dati concreti. Le motivazioni devono essere articolate e comunicate chiaramente per favorire la comprensione, rafforzarne la legittimità e promuovere rapporti costruttivi tra le autorità pubbliche e i portatori di interesse del calcio.
Gli stakeholder del calcio europeo ribadiscono l’impegno comune a collaborare in modo costruttivo con le autorità pubbliche per garantire che il calcio rimanga un ambiente sicuro, inclusivo e accogliente per i tifosi.
Inoltre, accettano di trasmettere questa dichiarazione congiunta al Comitato di Saint-Denis del Consiglio d’Europa per esprimere una posizione comune sull’uso dei divieti collettivi nei confronti dei tifosi ospiti.(via UEFA.com)
L’importanza cruciale di un’organizzazione di tifosi attiva e riconosciuta
Questa storica presa di posizione comune non sarebbe mai stata possibile senza il dialogo strutturato e il peso politico acquisito nel tempo dalle organizzazioni dei sostenitori, a dimostrazione di quanto sia vitale disporre di un’organizzazione di tifosi attiva, democratica, organizzata e formalmente riconosciuta.
Dalla strutturalità del coinvolgimento del territorio nella governance dei club tedeschi(associazionismo e 50+1) e spagnoli(Socios e Futbol Popular), alle forme di dialogo strutturato introdotte con l’Indipendent Football Regulator(IFR) in Inghilterra che coinvolgono i Supporters’ Trust e al recente impulso in Francia in questo senso, l’Italia resta il campionato tra i grandi che non ha sviluppato alcunché per migliorare le relazioni con i tifosi, anzi sembra andare dalla parte opposta perdendo l’opportunità di avere non solo un vero partner economico ma anche sociale.
L’importanza strategica di costruire un’organizzazione di tifosi indipendente e democratica emerge sempre di più alla luce di questi sviluppi, per quanto il mondo istituzionale possa essere chiuso a questo tipo di iniziative è evidente che l’assenza di organizzazioni strutturate, inclusive, democratiche e trasparenti renda il percorso complicato soprattutto per l’applicazione del punto 3. Integrare i portatori di interesse del calcio nei processi decisionali. Nel ‘Manifesto di Supporters in Campo – Per un calcio sostenibile, partecipato, popolare’ il primo punto d’attenzione è proprio questo: sviluppare percorsi di partecipazione attiva e tutto il resto diventa automaticamente una conseguenza di un’attività strutturata, organizzata e costruttiva. E non serve attendere leggi speciali, abbiamo già tutti gli strumenti per operare.
- Tifosi e Partecipazione attiva: le differenze tra partecipazione popolare / azionariato popolare / azionariato diffuso / crowdfunding dei tifosi
- Tifosi e partecipazione popolare: la spinta ‘dal basso’ per costruire un percorso di partecipazione attiva dei tifosi
- La partecipazione popolare dei tifosi: democrazia, attivismo, comunità e sostenibilità nel calcio
- Supporters in Campo: partecipazione popolare e governance nel calcio
Spesso, nell’immaginario collettivo o nella gestione emergenziale delle autorità, il tifoso itinerante viene percepito unicamente come un potenziale fattore di rischio. La realtà quotidiana racconta però un’altra storia: i sostenitori rappresentano il cuore pulsante, la cultura e l’anima economica ed emozionale del gioco del calcio.
Avere un’organizzazione forte e riconosciuta ai tavoli istituzionali garantisce benefici irrinunciabili:
- Dignità e rappresentanza nei processi decisionali: Troppo spesso in passato i divieti di trasferta venivano calati dall’alto a ridosso delle partite, con gravissimi danni economici e organizzativi per chi aveva già acquistato biglietti, voli e alloggi. Un’associazione riconosciuta siede ai tavoli con UEFA, club e forze dell’ordine, pretendendo trasparenza, tempestività nelle comunicazioni e un equo bilanciamento tra esigenze di sicurezza e diritti civili dei tifosi.
- Superamento della demonizzazione: Un network di tifosi strutturato e autorevole permette di isolare le frange violente e di dialogare alla pari con le istituzioni. Spostare l’asse repressivo dai collettivi ai singoli individui è il frutto di una battaglia culturale condotta in primis dalle organizzazioni dei tifosi, che dimostrano come la stragrande maggioranza di chi viaggia lo faccia nel segno della passione e della legalità.
- Promozione di un modello partecipativo: La sicurezza all’interno e all’esterno degli stadi non si ottiene con la forza dei divieti indiscriminati o con restrizioni arbitrarie, ma attraverso la cooperazione e la condivisione delle informazioni. Le associazioni di tifosi agiscono da ponte fondamentale tra la base e le autorità, favorendo buone pratiche e un clima di rispetto reciproco.
- Supporto al club e allo SLO: la prassi consolidata a livello internazionale vede spesso le organizzazioni di tifosi come primo interlocutore dei club per il supporto a 360° delle attività del Supporters Liaison Officer(SLO), in particolare: i)coadiuvandolo nel lavoro durante la settimana; ii) amplificando e diffondendo le decisioni prese; iii)fornendo volontari che possono assistere il lavoro quotidiano;iv) facendo emergere figure interne alla tifoseria idonee a ricoprire quel ruolo al servizio della società sportiva.
La dichiarazione congiunta firmata a Madrid dimostra che il calcio europeo riconosce finalmente i tifosi non come un problema di ordine pubblico da arginare con tagli netti, ma come una parte integrante e irrinunciabile dello spettacolo sportivo. Per difendere questo traguardo e impedire il ritorno a politiche securitarie cieche, la presenza di associazioni di tifosi vigili, competenti e riconosciute resterà sempre il presidio democratico più efficace a tutela della passione di ogni sportivo.
