
Il Manifesto di Supporters in Campo
Per un calcio sostenibile, partecipato, popolare
Introduzione
Il seguente Manifesto nasce con l’obiettivo di tracciare le linee guida per un intervento strutturale sulle criticità che, trasversalmente, affliggono il calcio italiano. I punti qui esposti sono il frutto di un lungo percorso di confronto tra le diverse anime che compongono la rete di Supporters in Campo (SinC), arricchito da oltre dieci anni di relazioni dirette con i principali network europei di partecipazione attiva dei tifosi – dal Regno Unito a Germania, Cipro, dal Portogallo alla Polonia, passando per Francia, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca e Grecia – e con realtà attive oltreoceano.
Lo spirito propositivo che anima da sempre il nostro network ci ha portato a contribuire in modo costruttivo ai tavoli di advocacy ai quali abbiamo partecipato. Non ci siamo limitati alla protesta: attraverso lo studio, l’approfondimento normativo e l’esperienza sul campo, abbiamo elaborato soluzioni concrete e validate empiricamente. Crediamo che il dialogo e il confronto democratico siano gli strumenti più potenti per risolvere i problemi complessi del nostro sport. Pertanto, questo Manifesto non pretende di essere una verità dogmatica, ma una base solida e aperta per unire chiunque lavori – tifosi, club, istituzioni, cittadinanza attiva – per restituire al calcio la sua funzione sociale e popolare.
Il network di è composto da associazioni, cooperative di tifosi, fondazioni e club fanowned, fondati su meccanismi di rappresentanza democratica. Riteniamo che queste forme di partecipazione attiva, ormai consolidate in gran parte d’Europa, siano lo strumento ideale per garantire una rappresentanza qualificata e strutturata della fanbase. Il nostro scopo è favorire la nascita e l’evoluzione di questa realtà, affinché diventino interlocutori credibili nel processo di riforma del calcio italiano.
A supporto di questa visione, ci impegniamo a:
- Promuovere la ricerca accademica e indipendente sul fenomeno calcio per evidenziarne criticità e potenzialità;
- Organizzare momenti di confronto pubblico a livello nazionale, coinvolgendo tutti gli stakeholder;
- Elaborare proposte, incluse quelle normative, per contrastare e superare le distorsioni del sistema attuale.
L’indice con i punti del Manifesto di SinC
Governance
- Sviluppo di percorsi di partecipazione attiva
- Dialogo strutturato con club, istituzioni e amministrazione pubblica
- Trasparenza gestionale e finanziaria
- Sostenibilità e redistribuzione delle risorse
- Sostegno al calcio popolare e di base
- No alle Squadre B
- No alle partite ufficiali all’estero
Stadio & Sicurezza
- Piena attuazione del ruolo dello SLO
- Diritto di trasferta
- Superamento della Fidelity Card
- Prezzi accessibili e settori popolari
- Accessibilità e vivibilità degli impianti
- Orari delle partite
- Lotta alle discriminazioni e alle forme di violenza
- Salvaguardia delle tradizioni e del tifo sano
Territorio
- Stadi come patrimonio della comunità
- Supporto all’associazionismo sportivo
- Impegno sociale congiunto
Calcio giocato
- Riforme dei campionati e delle coppe nazionali
- Sostegno al calcio femminile e giovanile
Governance
- Sviluppo di percorsi di partecipazione attiva
La rete di SinC promuove da sempre l’aggregazione dei tifosi basata su principi di democrazia (“una testa, un voto”) e inclusione. Riteniamo che un soggetto collettivo, organizzato e rappresentativo, sia l’interlocutore ideale per portare le istanze della comunità all’interno dei club. Il coinvolgimento attivo è una forma di cittadinanza che chiede responsabilmente di partecipare alla tutela a lungo termine del patrimonio sportivo e simbolico che il club di riferimento rappresenta, specialmente in un’era segnata dalla volatilità delle proprietà e dai fallimenti sportivi.
- Dialogo strutturato con club, istituzioni e amministrazione pubblica
È indispensabile istituzionalizzare canali di dialogo, formali e informali, tra tutte le componenti del calcio italiano. Il punto di vista della fanbase – il soggetto che vive quotidianamente il proprio territorio e ne conosce potenzialità e mancanze – è un valore aggiunto che club e istituzioni non possono più ignorare. Un confronto strutturato e non episodico è l’unica via per ridurre le criticità e per introdurre innovazioni che migliorino l’esperienza sportiva a 360 gradi.
- Trasparenza gestionale e finanziaria
La condizione necessaria per ricostruire il patto tra la parti in gioco è la trasparenza nei processi decisionali e nei bilanci. La gestione opaca genera sospetto e dissenso, ed è spesso indice di situazioni societarie improntate a un atteggiamento rapace, poco lungimirante e in definitiva mortifero per la sostenibilità e la crescita di un club; al contrario, la chiarezza su proprietà, numeri, obiettivi e strategie riduce le possibilità di condotte parassitarie di qualsivoglia soggetto, favorendo al contempo un clima di supporto da parte della comunità di riferimento di un club, anche nei momenti di difficoltà sportiva.
- Sostenibilità e redistribuzione delle risorse
Con oltre 180 club professionistici falliti negli ultimi anni (alcuni più volte) e la scomparsa di migliaia di realtà dilettantistiche – che rappresentano non solo storie di calcio, ma presìdi comunitari – il sistema è al collasso. È urgente interrompere l’accentramento delle risorse verso l’apice della piramide e studiare meccanismi di solidarietà che valorizzino il ruolo sociale del calcio tutti i livelli, compreso quello amatoriale, e di base. Promuoviamo modelli di governance multi-stakeholder che, distribuendo il potere decisionale, mitigano i rischi cui è esposto il singolo al comando e favoriscono una pianificazione condivisa di medio-lungo periodo.
- Sostegno al calcio popolare
Il fenomeno del calcio popolare – società nate ‘dal basso’, gestite direttamente dai tifosi e basate sull’attivismo locale e la valorizzazione del territorio – rappresenta un presidio di aggregazione senza barriere e di civismo, che opera spesso in contesti territoriali ai margini. Chiediamo che il sistema sportivo riconosca ufficialmente il valore di queste esperienze, fondamentali per contenere i rischi di emarginazione sociale e per promuovere i più alti valori dello sport, favorendone lo sviluppo e la sostenibilità attraverso strategie di sistema adeguate.
- No alle Squadre B
Consideriamo l’introduzione delle seconde squadre dei grandi club nelle leghe minori un errore strategico. Questa scelta svaluta la passione delle piazze che si trovano in Serie C, sottrae spazio alle realtà locali e ai loro tifosi e non garantisce un reale beneficio alla formazione dei talenti italiani, apparendo piuttosto come uno strumento di ingegneria finanziaria a disposizione di “grandi” club per la realizzazione di plusvalenze. Chiediamo la sospensione del progetto a tutela della pluralità dell’ecosistema calcistico italiano.
- No alle partite ufficiali all’estero
Il calcio italiano non è un prodotto di esportazione da vendere al miglior offerente, ma un rito sociale che appartiene al territorio e ai tifosi che lo vivono ogni settimana. Siamo fermamente contrari alla disputa di partite di campionato e coppe nazionali fuori dai confini italiani, che privano i tifosi del diritto di assistere agli eventi della propria squadra e inficiano la regolarità dei tornei.
Stadio & Sicurezza
- Piena attuazione del ruolo dello SLO (Supporters Liaison Officer)
Chiediamo con forza il rafforzamento della comunicazione e della collaborazione strutturata tra tifosi, dirigenti, organi di governo del calcio e Forze dell’Ordine. La mancanza di canali efficaci e costanti tra la base del tifo e le altre componenti rappresenta un’annosa carenza del sistema calcio del nostro Paese. Questa lacuna si riflette negativamente anche nei rapporti con le autorità di Pubblica Sicurezza, specialmente nella fase di organizzazione delle misure di ordine pubblico in vista delle partite.
Riteniamo indispensabile la presenza attiva di un rappresentante, supportato da un adeguato staff, che tuteli i diritti dei tifosi e funga da ponte comunicativo con gli organismi sopra citati. Questa figura rientra tra i requisiti che la UEFA esige dai club per la partecipazione alle competizioni, è parte integrante del catalogo di buone pratiche raccomandate dal Consiglio UE ed è pienamente allineata alla Convenzione del Consiglio d’Europa su un approccio integrato alla protezione, alla sicurezza e all’assistenza durante le partite di calcio (Saint-Denis, 3 luglio 2016).
Queste figure di raccordo, grazie alla profonda familiarità con le dinamiche e gli aspetti specifici di ogni tifoseria, possono essere di aiuto fondamentale per i propri club, mettendo a disposizione un patrimonio di conoscenze ed esperienze maturato sugli spalti nel corso degli anni.
La valorizzazione di questo ruolo, lo SLO (Supporters Liaison Officer), al momento obbligatorio per le serie professionistiche ma in realtà spesso svuotato di contenuto e legittimità, porta inevitabilmente a una maggiore efficacia dei dispositivi di sicurezza, creando canali affidabili che permettono di adattare le misure al comportamento reale e specifico di ogni gruppo di tifosi, come ampiamente dimostrato dalle migliori esperienze negli altri Paesi europei, fungendo al contempo come canale inverso, rappresentando al meglio le istanze dei tifosi in materia, che il più delle volte non trovano ascolto presso organi spesso troppo auto-referenziali.
- Diritto di trasferta
Seguire la propria squadra ovunque giochi è una parte essenziale del tifo. Per questo motivo, chiediamo:
– La fine delle restrizioni arbitrarie e dei divieti di trasferta collettivi, che colpiscono in modo indiscriminato e anticostituzionale;
– Una programmazione del calendario con almeno tre mesi di anticipo per permettere la pianificazione di viaggi, costi e ferie;
– L’introduzione di un obbligo, valido per tutte le serie, che imponga ai club ospitanti di riservare alla tifoseria ospite una quota minima di biglietti pari ad almeno il 10% della capienza dello stadio, accompagnato da misure specifiche per favorire il riempimento degli impianti delle realtà sportive più piccole e dall’adozione di standard minimi e dignitosi di accoglienza in tutti i settori destinati agli spettatori;
– L’obbligo per i club ospitanti di pubblicare sui propri canali ufficiali tutte le specifiche tecniche del settore ospiti – planimetrie, misure delle balaustre, spazi autorizzati – al fine di consentire alle tifoserie di realizzare striscioni e coreografie idonei e su misura, migliorando la sicurezza e snellendo le procedure di controllo (e le assurde controversie ai varchi d’ingresso).
- Superamento della Fidelity Card
Gli scontri tra tifosi sono sempre più rari e, quando avvengono, comunque non avvengono più negli stadi. Lo strumento della “Tessera del Tifoso/Fidelity Card” si è rivelato un inutile ostacolo burocratico che disincentiva la partecipazione senza garantire reale sicurezza. Chiediamo il suo definitivo superamento e la rimozione di ogni vincolo legato al possesso della card per l’acquisto di biglietti, sia in casa che in trasferta.
- Prezzi accessibili e settori popolari
Il calcio, che nasce come sport popolare, sta diventando un lusso per pochi. Chiediamo l’introduzione di un tetto massimo di prezzo per i settori ospiti in tutte le categorie professionistiche, sulla scia di quanto avviene già nelle competizioni europee, e politiche di prezzo calmierate per i settori popolari degli stadi, per favorire la presenza di giovani, famiglie e fasce a basso reddito.
- Accessibilità e vivibilità degli impianti
Basta stadi “gabbia”. Chiediamo la rimozione delle barriere visive (reti, vetrate, plexiglass) che impediscono la fruizione della partita: la sicurezza non si garantisce con le barriere fisiche, ma con il dialogo e la gestione dei flussi, nonché il superamento delle barriere architettoniche e specifiche politiche che agevolino i tifosi diversamente abili a assistere senza problemi alle partite.
Inoltre, i tifosi ospiti meritano servizi igienici e di ristoro dello stesso standard garantito nei settori locali.
- Orari delle partite
Il calcio, ben prima che un prodotto televisivo, è un rito sociale che scandisce i tempi delle nostre comunità. La tendenza ormai consolidata allo “spezzatino” estremo, con partite spalmate dal venerdì al lunedì (o martedì) in orari spesso lavorativi o scomodi, ha snaturato questa funzione, rendendo sempre più difficile la partecipazione delle famiglie, dei giovani e dei lavoratori. I tifosi sono l’unico vero pilastro finanziario e morale a lungo termine di questo sport: senza la passione popolare, il prodotto perde valore anche per le televisioni.
Pertanto, proponiamo il ritorno alla centralità del weekend (sabato e domenica) come momento deputato allo svolgimento delle gare, e l’eliminazione delle fasce orarie che complicano la presenza allo stadio e il ritorno a casa – ad esempio, orari lavorativi infrasettimanali o notturne in giorni feriali – a tutela non solo di chi viaggia, ma del diritto di ogni tifoso a conciliare la passione con la vita privata e lavorativa.
- Lotta alle discriminazioni e alle forme di violenza
Crediamo in un calcio aperto e inclusivo. Condanniamo fermamente ogni forma di discriminazione razziale, territoriale, di genere e ogni episodio di violenza che nulla ha a che fare con la sana rivalità sportiva. Tuttavia, riteniamo che l’attuale sistema sanzionatorio, basato sulla responsabilità oggettiva dei club e sulle chiusure indiscriminate di interi settori o stadi, sia iniquo e inefficace. Proponiamo il passaggio dalla logica della punizione collettiva a quella della responsabilità individuale e, allo stesso tempo, un approccio non repressivo, ma educativo e preventivo, che coinvolga direttamente gli SLO e le associazioni di tifosi in percorsi di sensibilizzazione culturale, isolando i comportamenti violenti attraverso il dialogo e l’autoregolamentazione del tifo organizzato.
- Salvaguardia delle tradizioni e del tifo sano
Le restrizioni burocratiche per portare colore e calore negli stadi (tamburi, megafoni, bandiere, coreografie) sono diventate illogiche e scoraggianti. L’atmosfera è parte integrante dello spettacolo, rappresenta il vero valore aggiunto e non costituisce un rischio per la sicurezza. Per migliorare la vivibilità e l’estetica dei nostri stadi, proponiamo:
– Una regolamentazione della pubblicità statica (cartelloni a bordo campo e sulle balaustre) che non penalizzi l’esposizione degli striscioni dei tifosi. È possibile e necessario trovare un punto di equilibrio tra le esigenze commerciali dei club e il diritto dei tifosi a colorare il proprio settore, preservando l’identità visiva della tifoseria;
– L’introduzione, anche in Italia, delle aree Safe Standing, seguendo l’esempio virtuoso di Germania, Inghilterra e Scozia. Tifare in piedi è una pratica naturale e diffusa nelle curve: tentare di impedirlo con i seggiolini crea situazioni di pericolo (inciampi, cadute). Installare strutture moderne appositamente progettate per stare in piedi garantisce maggiore sicurezza, previene infortuni e rispetta il modo tradizionale di vivere la partita, senza costi eccessivi per i club.
Territorio
- Stadi come patrimonio della comunità
Nella costruzione di nuovi impianti o nella ristrutturazione di quelli esistenti, il territorio e i tifosi devono essere parte attiva del processo decisionale. Non vogliamo cattedrali nel deserto o speculazioni edilizie, ma stadi che siano luoghi di aggregazione sociale da vivere sette giorni su sette, come cittadini e non come consumatori, accessibili e integrati nel tessuto urbano.
- Supporto all’associazionismo sportivo
SinC si impegna a fornire supporto ai club e alle associazioni di tifosi per l’accesso a bandi e finanziamenti (pubblici e privati) destinati a progetti di inclusione sociale, riqualificazione urbana e sport di base.
- Impegno sociale congiunto
Promuoviamo la stipula di protocolli d’intesa tra club, organizzazioni di tifosi ed Enti Locali per realizzare attività di utilità sociale. La società di calcio può diventare il centro propulsore di una comunità, facendosi promotrice di iniziative di solidarietà, prevenzione e cultura.
Calcio giocato
- Riforma dei campionati e delle coppe nazionali
Il sistema attuale è elitario e poco meritocratico. Proponiamo sia una revisione del format dei campionati, nel verso di una maggiore sostenibilità economica e di un equo interscambio tra le categorie, sia una rivoluzione della Coppa Italia, che apra la competizione alle squadre dilettantistiche – sul modello della FA Cup e della Coupe de France – con partite a eliminazione diretta in casa delle squadre di categoria inferiore: stadi pieni, storie da tramandare ai posteri, sogni per una notte, redistribuzione delle risorse.
- Sostegno al calcio femminile e giovanile
Non bastano gli slogan. Serve un piano strutturale di investimenti per le infrastrutture e la formazione nel calcio femminile e nei settori giovanili, proteggendoli dalle logiche speculative precoci. I vivai devono tornare ad essere il serbatoio tecnico e valoriale dei club, e non merce di scambio per aggiustare i bilanci.
SinC – Supporters in Campo Il Calcio senza i Tifosi perde la propria Anima