Intervista alla Società Cooperativa Calcio Messina: ‘Se riportiamo la partecipazione attiva, la vocazione sociale, l’inclusività e la democrazia in questo settore, potremo risollevare anche questo nostro amatissimo gioco’

Due chiacchiere con il presidente della Società Cooperativa Calcio Messina, Antonino Indaimo, nata da poco meno di un anno fa per affrontare il rischio di fallimento dell’ACR Messina e per sviluppare un percorso di partecipazione attiva e di responsabilizzazione della fanbase locale. Attivi su diversi fronti e proprietari del marchio della società sportiva, già hanno realizzato diverse interessanti iniziative e hanno contribuito fattivamente al salvataggio del club.

I loro riferimenti sul web:

Facebook: https://www.facebook.com/sccmessina

Instagram: https://www.instagram.com/sccmessina/

Sito: sccmessina.it

 

Se riportiamo la partecipazione attiva, la vocazione sociale, l’inclusività e la democrazia in questo settore, potremo risollevare anche questo nostro amatissimo gioco

Le problematiche del calcio italiano sono tante, tra fallimenti, mancate iscrizioni, gestioni approssimative e lontane dalle comunità locali. Le vittime sono sempre i tifosi, perché secondo voi in questa fase storica i supporters e il loro coinvolgimento nella vita dei club possono essere una valida risposta per migliorare il nostro sport preferito?

In Italia c’è una visione un po’ distorta di cos’è una squadra di calcio e il gioco del calcio in generale. In sostanza credo che si possano dividere le squadre di calcio in due categorie: quelle in cui il focus principale è il divertimento dei giocatori stessi della squadra (quindi di fatto calcio amatoriale, che comprende grossomodo tutte le categorie fino alla Promozione/Eccellenza) e quelle in cui il focus principale è il divertimento di chi quella squadra la va a vedere, al campo o in TV (da qui si parla di fatto di calcio professionistico, a grandi linee dall’Eccellenza fino alla Serie A). Ecco, nella seconda categoria, cioè le squadre professionistiche, nulla avrebbe senso se non ci fossero i tifosi. Io spero intimamente che giocatori come Lautaro Martinez o Matteo Locatelli si divertano allo stesso modo di come mi divertivo quando a 18 anni giocavo in Prima Categoria Siciliana, ma diciamocelo chiaramente, non è così importante; è decisamente più importante che si divertano le decine di migliaia di persone che tutte le domeniche spendono una discreta quantità di soldi per andare allo stadio. Credo che sia il momento che noi Tifosi cominciamo ad acquisire una “coscienza di classe”. Senza di noi il calcio non esiste. Se lo stadio è vuoto la partita di calcio della squadra professionistica perde completamente di significato. Noi Tifosi dobbiamo iniziare a essere parte attiva di questo mondo, non solo semplici “clienti”, perché è giusto che sia così, perché sebbene si tratti di un gioco, in realtà per molte persone è molto di più, una parte consistente delle loro vite, delle loro passioni e della loro identità. Noi amiamo il calcio senza secondi fini, quindi siamo di gran lunga la scelta migliore per preservarlo e migliorarlo.

 

Da dove parte la vostra avventura e perché nasce la vostra realtà?  Quali le tappe più importanti?

La storia della Società Cooperativa Calcio Messina nasce, purtroppo, da un fallimento annunciato. Dopo i fasti della Serie A negli anni 2004-2007, il Messina è sprofondato nel baratro e ha collezionato ben 3 fallimenti nell’arco di circa 15 anni. L’ultima gestione è stata un martirio, direi quasi un mix letale di tutto quello che non dovrebbe fare un amministratore di una squadra di calcio: arroganza, testardaggine elevata vero e proprio disprezzo verso i tifosi, caos gestionale, continue minacce di “chiudere la baracca” alternate a ripetuti dinieghi alla vendita della società perché “nessuno è meglio di me”, per concludersi in bellezza con la vendita della maggioranza delle quote ad una controversa cordata lussemburghese, che si è dimostrata subito del tutto inconsistente e ci ha portato ad una retrocessione dalla Serie C e contestuale fallimento.

Ecco, in questo caos, a Messina più si avvicinava il baratro, più i tifosi continuavano ad aumentare allo stadio, grazie anche ad un gruppo straordinario di ragazzi che continuavano a scendere in campo senza stipendi, ma che mantenevano in vita il sogno salvezza. Vedere più di 5000 persone cantare, sostenere e inneggiare ad una squadra di fatto fallita mi ha fatto pensare “Com’è possibile che tutta questa energia non sia sufficiente a sostenere una squadra di calcio? Perché queste persone non dovrebbero avere un ruolo attivo nella gestione della propria squadra del cuore?”.

Quindi ho creato una pagina su Facebook in cui illustravo il progetto della Cooperativa, sono andato allo stadio a distribuire un po’ di volantini e parlare con la gente di questa folle idea.

Dopo una settimana la pagina Facebook contava più di 1000 follower, ma soprattutto sono stato sommerso da messaggi di persone estremamente entusiaste dell’idea, ma soprattutto pronte a mettersi in gioco per realizzarla. Dopo 3 mesi eravamo dal notaio a sottoscrivere l’atto di fondazione della Cooperativa. Dopo 6 versavamo 10.000€ sul conto della società (gestito dal Tribunale Fallimentare) per scendere in campo la domenica ed evitare la radiazione. Dopo 10 mesi c’è una nuova società molto dinamica con la quale collaboriamo per rilanciare il Messina. Incredibile, ma neanche troppo in realtà.

 

Dal rischio di scomparsa del vostro club al nuovo rilancio, quale ruolo avete avuto in questi mesi travagliati?

L’idea originaria era quella di convincere migliaia di persone a diventare soci della Cooperativa per poi fare una proposta d’acquisto della squadra. Poi ci sono state una miriade di vicissitudini tra il tragico e il comico che non ci hanno consentito di raggiungere questo obiettivo ambizioso (oltre a un buon numero di persone che si sono associate, ma non quella folla oceanica che ci avrebbe permesso da soli di risolvere la situazione). Ci siamo quindi mossi in tutte le direzioni per poter salvare il salvabile e cercare la soluzione migliore per evitare la scomparsa del Messina. Abbiamo registrato il logo storico della squadra, che era rimasto “abbandonato” perché si erano dimenticati di pagare la tassa di registrazione. Abbiamo fatto interlocuzioni con l’Amministrazione Comunale e qualsiasi soggetto anche solo vagamente interessato a rilevare il Messina pur di trovare una soluzione. Dopo che finalmente è subentrato il Tribunale nella gestione della Liquidazione della società, abbiamo collaborato a 360 gradi per consentire al Messina di scendere in campo la domenica ed evitare la radiazione. Il giovedì prima della partita di domenica il Commissario del Tribunale ci ha detto che se non avessimo trovato entro la sera stessa circa 10.000€ il Messina non avrebbe potuto giocare, quindi in circa 12 ore abbiamo rilanciato la Campagna Associativa e abbiamo fatto un bonifico istantaneo per evitare il peggio. Abbiamo lanciato delle iniziative sociali per portare più persone possibili allo stadio, come il “Biglietto Sospeso” (soci che vivevano all’estero o comunque fuori Messina acquistavano dei biglietti per la partita che poi la Cooperativa assegnava a Onlus o altre associazioni del territorio per portare ragazzi disabili, bambini e mamme vittime di violenza domestica e parenti di vittime di Mafia allo stadio) o “Universitari a tutta birra” (in sostanza offrivano una birra gratuita a tutti gli studenti universitari che si recavano allo stadio a vedere la partita). Abbiamo perfino provveduto a trovare un alloggio per i giocatori rimasti senza casa dall’oggi al domani e anche trovato la fornitura di lenzuola e altro materiale per riattivare la foresteria dello stadio San Filippo. Abbiamo di fatto permesso che svolgesse l’asta fallimentare per rilevare il ramo sportivo della società. Abbiamo fatto davvero tanto in questi lunghissimi mesi.

Il vostro progetto punta a coinvolgere il maggior numero di appassionati possibile per avere una voce rilevante nelle questioni chiave che coinvolgono il club. Come è stato sviluppato finora e come pensate di ampliarlo?

La nostra idea di base è che il tifoso deve essere parte attiva della propria squadra del cuore, che sia giusto che possa avere voce in capitolo in alcuni tipi di scelta. Il tifoso deve poter proporre idee, analizzare progetti e avere la possibilità di “controllare” quello che accade dentro la società. Se la Cooperativa fosse stata in qualche modo dentro la società dell’ACR Messina negli ultimi anni, non sarebbero accadute tutte queste cose tremende e umilianti. Il tifoso deve essere custode della propria squadra, perché è colui che non potrà mai tradirla.

La Cooperativa è uno strumento per arrivare a questi obiettivi, garantendo un sistema democratico, partecipato ed efficiente. I Soci finanziano la Cooperativa con le proprie quote e ottengono il diritto di voto nelle decisioni più rilevanti della Cooperativa, nonché il diritto di scegliere i propri rappresentanti, oltre ad avere benefit specifici come, ad esempio, sconti su merchandising e biglietteria. L’obiettivo è quello di portare il modello organizzativo e gestionale all’interno del Messina, in modo che ci sia un sistema, con l’adeguato “filtro”, che consenta al singolo Socio di poter fare delle proposte, esprimere pareri ed eventualmente critiche, effettuare dei controlli, il tutto tramite dei rappresentanti eletti che sono all’interno della Società con ruoli precisi. Bisogna avere la certezza che una determinata istanza possa arrivare sul tavolo del dirigente della società e che venga presa in considerazione.

In Italia sarebbe una rivoluzione, ma è una rivoluzione non più rimandabile. Negli ultimi 20 anni sono fallite quasi 200 società professionistiche e semi-professionistiche.

 

Sopratutto nella vostra realtà dove avete di fatto una proprietà che non conosce la città, quanto pensate sia rilevante avere una associazione strutturata come la vostra per aiutare chi non conosce le dinamiche del territorio e il modo di vivere la passione per i vostri colori?

È assolutamente di fondamentale importanza. Conoscere il territorio è cruciale, e anche la nuova dirigenza se n’è resa conto. Il vantaggio di avere tanti soci sparsi sul territorio dà un gran mano per tessere quel fondamentale network che può fare la differenza, soprattutto in una situazione di ripartenza. Noi puntiamo forte sul Marketing e sul coinvolgere non solo i singoli tifosi, ma anche piccole, medie e grandi imprese del territorio. Abbiamo stretto un accordo con la nuova proprietà che ci dà grande autonomia per tutto ciò che riguarda il marketing territoriale, e siamo certi di poter costruire qualcosa di promettente e duraturo.

Quale è la visione del vostro ruolo nel prossimo futuro? E quale Messina immaginate per far si che cooperativa, club e città sviluppino un legame unico?

La nostra visione è quella di vedere finalmente il tifoso al centro del progetto, e non solo come “cliente”, ma come vera e propria parte attiva della squadra. Questo potrebbe innescare un circolo virtuoso che parallelamente al rilancio sportivo e aziendale del club, potrebbe creare un modello molto interessante e avanguardistico a livello italiano. La nuova proprietà ha già dato diversi segnali di comprendere la bontà delle nostre idee, e piano piano sempre più persone si stanno avvicinando al progetto della Cooperativa. Messina con la sua provincia conta circa 600.000 abitanti, per non parlare dei numerosissimi Messinesi sparsi in Italia e nel mondo. Se remiamo tutti dalla stessa parte potremo davvero costruire insieme qualcosa di interessante.

 

Voi siete di fatto i proprietari del marchio e della denominazione del club, come vi state orientando per la gestione di questa relazione?

Abbiamo deciso di inviare la richiesta di registrazione del Logo e della denominazione dell’ACR Messina all’UIBM (Ufficio Italiano Marchio e Brevetti) semplicemente per evitare che chiunque possa speculare su un bene così prezioso per noi. Il nostro interesse è fare in modo che resti dei tifosi, perché moralmente appartiene a noi. Vorremmo che fosse gestito come già è avvenuto e avviene in altre piazze italiane, come Taranto o Trieste, cioè una concessione gratuita con delle clausole di revoca della concessione in caso di gravi inadempienze o criticità. Senza dubbio è uno dei temi principali per i quali ci dovremo sedere ad un tavolo con la nuova proprietà, ma sono molto fiducioso anche da questo punto di vista.

 

Quali sono le difficoltà che avete incontrato nello sviluppo delle vostre attività o di diffusione delle vostre idee? (locali, istituzionali). Di che tenore sono le relazioni finora sviluppate con il territorio, il club e le istituzioni locali?

Diciamo che una buona parte dei tifosi e del territorio sono un po’ diffidenti in generale, perché effettivamente negli ultimi 20 anni ne abbiamo viste di tutti i colori, però credo che il nostro lavoro sia paragonabile a quello di un paziente agricoltore. Abbiamo piantato i semi e dobbiamo continuare a curare il nostro campo, se così continueremo a fare sono certo che i frutti arriveranno.

Per quanto riguarda le istituzioni devo dire che ho notato un atteggiamento un po’ a corrente alternata, però non posso dire che ci abbiano ostacolato finora. Più che altro nella fase più complessa che c’è stata in estate mi sarei aspettato un atteggiamento più propositivo e meno distaccato, ma bisogna anche dire che sono stati mesi di puro caos.

 

Quali sono state le ultime attività e quali saranno le prossime iniziative dedicate ai tifosi che avete in programma?

In occasione del 125° anniversario della nascita della prima squadra di calcio di Messina, il Messina Football Club, abbiamo creato e distribuito delle maglie storiche e celebrative che sono state veramente molto apprezzate. Inoltre abbiamo organizzato un Museo Temporaneo della storia del Messina attraverso una quantità incredibile di maglie e cimeli storici, presso il PalaCultura di Messina, che ha riscosso un incredibile successo. È stato davvero un bell’evento perché abbiamo coinvolto anche storici e scrittori locali che hanno costruito un momento culturale molto significativo, ripercorrendo la nostra storia attraverso le mitologiche vicissitudini delle origini e dei vari anni successivi, compresi anche momenti molto tragici come il terremoto del 1908 e le due guerre mondiali. Vorremmo trasformare il Museo in Permanente, magari con uno Store che possa vendere il nostro merchandising insieme a quello ufficiale del Messina.

Siamo più di 200 Soci, abbiamo strutturato 5 Aree di competenza (Museo, Sociale, Marketing/Comunicazione & Merchandising, Legale & Bandi, Amministrazione & Finanza), ognuna con dei responsabili e dei referenti. Ogni socio può partecipare a una più aree ed esprimere le proprie opinioni ed idee. Alcune delle nostre iniziative più riuscite sono nate così.

Diciamo che le idee non ci mancano.

Siete tra i più recenti aderenti al network di Supporters in Campo, il nostro, come ripetiamo spesso, è un forum permanente dove ci si confronta, si imparare gli uni dagli altri e ci si aiuta su molteplici aspetti della vita associativa come anche nelle relazioni con club e mondo istituzionale. Cosa vi ha spinto a questo passaggio. Cosa vi aspettate di cogliere da questo nuovo percorso comune e quale tipo di esperienza pensate riuscirete a portare nel network?

Come già detto prima, fare rete è di cruciale importanza. In Italia qualcosa si sta muovendo, perché ormai i problemi sono evidenti a tutti, e le Istituzioni del calcio italiano fanno di tutto per mettere la polvere sotto il tappeto. L’unico modo per invertire la tendenza e per rilanciare il calcio italiano è ripartire dai valori sociali che questo meraviglioso gioco porta con sé. Bisogna ripartire dal basso, fare calcio e farlo con la gente, con i tifosi. Questo sport è sempre stato un valore aggiunto per la nostra comunità, ma negli ultimi decenni ce lo stiamo dimenticando. Se tutti ci uniamo possiamo portare le nostre istanze e le nostre proposte nei luoghi dove si prendono le decisioni, e più siamo e più sarà difficile ignorarci.

 

Democrazia, inclusività, partecipazione attiva e vocazione sociale, sono le parole d’ordine che ci accomunano. Perché è importante che sia presente nel vostro contesto una realtà come la vostra e se, secondo voi, è importante che nel panorama nazionale siano sempre più numerose queste iniziative?

Il calcio ha senso in quanto vive nella comunità e per la comunità. Non è solo un gioco di squadra, è il gioco popolare per eccellenza. Bisogna riportare il calcio tra la gente comune. Bisogna rendere questo gioco accessibile a tutti. Bisogna recuperare la genuinità del divertimento che nasce da questo meraviglioso gioco. Bisogna anche progettare un movimento in linea con il 2026. Anche se troppo spesso in questo paese siamo abituati a guardare indietro piuttosto che in avanti, è oltremodo necessario darci una svegliata, perché è sotto gli occhi di tutti che c’è sempre meno interesse degli italiani nei confronti del calcio, soprattutto tra i più giovani, mentre praticamente tutti gli altri sport stanno vivendo un’età dell’oro. Se riportiamo la partecipazione attiva, la vocazione sociale, l’inclusività e la democrazia in questo settore, potremo risollevare anche questo nostro amatissimo gioco.

Quindi che ben vengano Cooperative, Associazioni e quant’altro.

 

C’è un particolare pensiero o riflessione che volete condividere sia con la vostra base di riferimento ma anche in generale verso il mondo dei tifosi? E’ il momento secondo voi che nell’ambito del mondo del tifo tutti facciano un passo in avanti e si trovino nuove strade per sviluppare relazioni costruttive e strutturate tra tifo, club e istituzioni?

Direi che questo è il momento, non so per quanto tempo potremo tirare la corda. È necessario che i tifosi prendano coscienza del ruolo che hanno e soprattutto di ciò che vogliono fare per risolvere le numerose criticità del nostro sistema. Di fatto le soluzioni sono sotto gli occhi di tutti, bisogna solo avere il coraggio di proporle e portarle avanti, e magari anche la coerenza di rinunciare ad alcuni privilegi effimeri e andare tutti dritti verso l’obiettivo comune, cioè far rifiorire questo nostro amato calcio. Gli ingredienti ci sono tutti, sta a noi metterli sul piatto.

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